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Abruzzo sconosciuto. 10 aneddoti, curiosità e storie dimenticate

Un buon abruzzese che si rispetti, quando si trova a parlare con amici e conoscenti provenienti da altre zone d’Italia è solito inorgoglirsi e passare da subito alla narrazione speciale della propria terra d’origine. I discorsi, più o meno, sono sempre gli stessi: il Gran Sasso e la Majella onorati come fossero i propri genitori, gli arrosticini come unico cibo da strada autorizzato o la Genziana fatta in casa a rappresentare un elisir in grado di assicurare lunga, lunghissima, vita. Seguono in ordine più o meno classificato il “l’Abruzzo è l’unica regione dove si può sciare guardando il mare”, il “siamo forti e gentili e nessuno è ospitale come noi”, l’elogio alla grande tradizione della transumanza ma anche il ricordo di Ladyhawke girato a Rocca Calascio.

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Oggi dunque, per aumentare ancor di più le possibilità di intrattenere uno “straniero” con i temi della propria terra ho pensato di suggerire almeno altri dieci spunti di conversazione che vi aiuteranno a raccontare lati più nascosti della regione. Piccoli e meno famosi aspetti di un Abruzzo sconosciuto che spesso sono ignorati anche da chi abruzzese lo è dalla nascita. Seguitemi.

Abruzzo o Abbruzzo?

Cominciamo dalle basi. Perché se è vero che il dialetto abruzzese prevede un uso smodato delle doppie (o triple) questo non vuol dire certo che nella trascrizione in italiano debbano essere riportate tutte per intero. Ora, tralasciando e apprezzando tutti quelli che ne usano due per divertire e divertirsi, diciamocelo una volta per tutte che Abruzzo si scrive con una B, con buona pace di chi ancora fa questo errore o lo chiede a Google prima di scriverlo.

Diverso è il caso di “Abruzzi”, che non si dice più da un po’ ma che un suo significato ce l’ha, anzi due. I confini geografici dell’Abruzzo hanno vissuto infatti diverse cancellature e riscritture nei secoli scorsi. Tanto da far esistere in passato sia un Abruzzo Ulteriore (grosso modo corrispondente alla provincia dell’Aquila e a quella di Teramo) che un Abruzzo Citeriore (nei territori di Pescara e Chieti). Abruzzi e Molise erano invece un’unica regione come previsto dalla Costituzione del 1948 e fino al 1963, quando la stessa fu modificata, dando definitivamente il singolare alla regione verde d’Europa e condannando il Molise alle continue battute sulla sua inesistenza.

A24 e A25

Per arrivarci, in Abruzzo, le strade sono più di una in base alla provenienza del visitatore. Fino al 1969 la regione non aveva però nessuna autostrada e dalla capitale si poteva raggiungerla solo attraverso la Tiburtina Valeria. Poi arrivò il boom economico, e con esso il bisogno del Paese Italia di dotarsi di moderne infrastrutture di collegamento. E allora, una delle regioni con il territorio meno esteso dello stivale di autostrade se ne fece costruire addirittura due. Non tutti sanno però che l’autostrada che doveva contribuire alla fine dell’isolamento dell’Abruzzo era stata progettata inizialmente con un unico tracciato.

Alla fine, anche a fronte di una spesa esageratamente superiore a quella iniziale, e con il risultato di avere due linee autostradali parallele, si optò invece per una diramazione all’altezza dello svincolo direzionale di Torano che diede vita alla A24 e alla A25. Il motivo? A leggere i giornali dell’epoca la classica storia all’italiana. Un tacito accordo tra due fazioni della Democrazia Cristiana regionale capeggiate da Lorenzo Natali (aquilano) e dal “re delle raccomandazioni” Remo Gaspari (di Gissi). Verità o fantasie giornalistiche? Qui si propende per la prima opzione, ma nel dubbio rimane sempre il fatto che oggi quelle due autostrade, belle e panoramiche quanto volete, sono tra le più care in Italia!

La Transiberiana d’Italia

Treno sulla Transiberiana d'Italia

photo credit: Antonio Martinetti via photopin cc

A proposito di trasporti, quanti di voi sanno dell’esistenza della linea ferroviaria oggi ribattezzata Transiberiana d’Italia? Stiamo parlando della linea di collegamento su binari tra Sulmona e Isernia, che tocca i 1262 metri sul livello del mare presso la stazione di Rivisondoli-Pescocostanzo, seconda più alta d’Italia dopo quella del Brennero (1371 m.). La Transiberiana d’Italia è stata privata del traffico su rotaia dal 2011 ma per chi non ne fosse ancora a conoscenza, grazie all’instancabile lavoro dell’associazione Le Rotaie, è diventata oggi un’attrazione turistica in grado di attirare numerosissime presenze (più di 15000 nel 2016) di turisti pronti a salire sulle corse dei treni storici in programma durante tutto l’anno. (Qui il calendario dei prossimi eventi).

L’eremo del papa del gran rifiuto

Se un giorno vi capiterà di passare dalle parti di Sulmona per salire sulla Transiberiana d’Italia o per qualsiasi altro motivo, il consiglio da suggerirvi è quello di visitare anche l’Eremo di Sant’Onofrio al Morrone, dove visse il frate eremita destinato poi a diventare papa con il nome di Celestino V. Sui motivi che portarono Onofrio a dimettersi dalla carica solo pochi mesi dopo la sua elezione nel 1294 la chiesa si interroga ancora oggi e non sarò certo io a provare ad indagare ulteriormente. Ma se avete amici piuttosto religiosi a cui raccontare una storia ecco, sappiate che prima di papa Ratzinger c’era già stato un vescovo della Chiesa di Roma dimissionario, la cui unica ambizione a quel punto era diventata quella di andare a risposare sul monte Morrone (ultimo desiderio tra l’altro negatogli visto che fu incarcerato dal suo successore papa Bonifacio VIII).

Da Madonna a una Vespa

Sono tanti altri i nomi di personaggi famosi legati all’Abruzzo, vuoi per esserci nati o per averla scelta come regione d’adozione. L’elenco vede comparire tra gli “ospiti a sorpresa” Madonna (i nonni erano di Pacentro), lo scrittore italo americano John Fante (a cui Torricella Peligna dedica ogni anno un festival) e il filosofo Benedetto Croce (nato a Pescasseroli). Sicuramente più note sono le biografie degli scrittori Ennio Flaiano, Gabriele D’Annunzio e Ignazio Silone. Mentre molti di meno conosceranno il nome di Corradino D’Ascanio, nato a Popoli il primo febbraio del 1891. D’Ascanio è stato un visionario ingegnere, ideatore del primo prototipo di elicottero ma soprattutto il progettista di uno dei veicoli a motore capace di spopolare nel mondo ancora oggi: la Vespa. Io un amico toscano con la Vespa 125 lucidata un giorno sì e l’altro pure a cui accennare questo episodio ce l’ho, voi fatemi sapere!

Castello di Crecchio

Quanti personaggi famosi, poi, sono passati da queste parti? Be’, dalle testimonianze scritte se ne possono ricavare certamente un bel po’ già dai secoli scorsi ma l’Abruzzo è in fondo ancora oggi terra di soggiorno di diverse “star” italiane e straniere. Diverso è il caso di Vittorio Emanuele III, re d’Italia in fuga dopo la firma dell’armistizio con le forze alleate dell’8 settembre 1943. Il Re, con moglie, figli e maresciallo d’Italia Badoglio al seguito, sostò infatti presso il castello di Crecchio prima di prendere il mare in direzione di Brindisi. È in questo piccolo borgo (tra l’altro splendido) della provincia di Chieti che si decisero quindi le sorti della monarchia sabauda di cui, in fin dei conti, non se ne sente poi troppo la mancanza manco a Crecchio stessa.

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Il lago Fucino

C’è una speciale classifica in cui l’Abruzzo si piazzava sul podio fino a un paio di cento anni fa. In quella che oggi viene definita Conca del Fucino, nei pressi di Avezzano, esisteva infatti fino alla fine del 1800 il terzo lago più grande d’Italia per estensione. La storia del Lago Fucino e del suo prosciugamento l’ho raccontata su queste pagine qualche tempo fa e lì vi rimando, intanto però non fatevi fregare da chi vi dice che il principe Torlonia lo prosciugò per fare del bene alle popolazioni della zona!

Ruetta d’Italia

Dalle cose più grandi a quelle più piccole. Come a Civitella del Tronto, borgo della Val Vibrata sovrastato dalla splendida fortezza, una delle più grandi e importanti opere di ingegneria militare d’Europa costruita in prossimità di quello che rappresentava il vecchio confine settentrionale del Viceregno di Napoli con lo Stato Pontificio. Ai piedi della Fortezza di Civitella del Tronto fa bella mostra di sé anche quella che i cittadini del borgo ritengono la strada più stretta d’Italia, anche se in realtà sembra che il primato sia conteso in base al tipo di rilevamento effettuato con un altro vicolo di Ripatransone, in provincia di Ascoli.

Primi o secondi che siano, gli abitanti di Civitella del Tronto vivono oggi una situazione abbastanza difficile dopo gli eventi sismici degli ultimi mesi, con frane a interessare in maniere preoccupante il territorio del comune e delle frazioni. E un primato alla tenacia in questo momento storico gli va quindi attribuito di diritto!

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Le miniere della Majella

L’Abruzzo del resto è una terra abituata alle tragedie. Come quella dell’8 agosto del 1956, quando nella miniera di carbone Bois du Cazier di Marcinelle, in Belgio, persero la vita 262 minatori. Di questi, 136 erano italiani e ben 60 abruzzesi. 23 provenivano solamente dal comune di Manoppello e tutti gli altri più o meno esclusivamente dalle zone adiacenti alla Majella. Il motivo della presenza di così tanti abruzzesi nelle miniere belghe va ricercato nella specializzazione che gli stessi, prima di emigrare, avevano acquisito proprio a casa loro.

Le viscere della Majella sono state infatti interessate dal 1840 al 1956 dai lavori per l’estrazione di roccia calcarea bituminosa, e al suo interno hanno lavorato centinaia di braccia (di uomini e donne) che hanno rappresentato il motore vivo di tutta un’intera zona d’Abruzzo. E peccato poi che la loro vita, come quelle di troppi altri emigranti, si sia dovuta svolgere lontana dalla propria terra.

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Amara terra mia

L’emigrazione d’Abruzzo è un tema ricorrente nella storia della regione. Chi più chi meno l’ha vissuta sulla propria pelle o su quella dei propri familiari, e anche la tradizione popolare è piena di riferimenti alle tematiche dell’abbandono della terra da parte dei contadini. Come nel caso di Addije addije amore, canzone popolare attribuita da sempre alle raccoglitrici d’olive abruzzesi e passata poi stranamente nelle mani di Domenico Modugno ed Enrica Bonaccorti con il titolo di Amara terra mia. Grazie a Domenico Modugno per averla resa celebre in tutto il mondo allora, ma mi sembra il caso anche di dare alle raccoglitrici d’olive quello che è delle raccoglitrici d’olive.

E voi, quanto ne sapete dell’Abruzzo sconosciuto?

La mia personale ricerca di aneddoti, curiosità e storie sconosciute d’Abruzzo è sempre in continua evoluzione e presto spero di poter dedicare altri post a questo argomento. Se volete darmi una mano a conoscerne di nuovi però lo apprezzerei di molto. Vi aspetto nei commenti!

Gianluca Salustri

Gianluca Salustri

Abruzzese forte e gentile. Redattore e curatore di contenuti con penna e tastiera. Dal 2006 nel mondo dell'editoria e della comunicazione. Se vuoi scoprire come posso esserti utile qui trovi un riassunto delle mie esperienze e i servizi che offro.
Gianluca Salustri
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