Libri-in-quarantena-Abruzzo

I miei libri in quarantena dal cuore dell’Abruzzo

Dalla mia quarantena obbligata in città non posso permettermi sguardi verso l’orizzonte. Posso vantare solo un balcone con vista sul balcone del dirimpettaio. E un altro, dall’alto della doppia esposizione di questo appartamento in una capitale mai così silenziosa, con ulteriore vista sull’androne del palazzo dove Nina, ogni tanto, si concede la sua ora d’aria lontana dalle delazioni di cittadini solerti nell’alzare il ditino anche contro i bambini.

Dentro casa – chissà se è capitato anche a voi – ho passato le prime settimane come se fossi stato lanciato di getto in un grande contenitore pieno di ovatta. Ci ho messo un po’ a riconquistare, se non gli spazi fisici, almeno quelli da dedicare al benessere mentale. Il tutto cercando di districarmi tra i millanta articoli riflessioni e disamine su questo ospite sconosciuto che tanto ci sta facendo compagnia sconvolgendo le vite nostre e quelle di chi vorremo ci fosse vicino.

I MIEI LIBRI DELLA QUARANTENA

Un breve ma intenso periodo passato ad ascoltare pareri contrastanti di immunologi e virologi; a provare profonde idiosincrasie verso politici di maggioranza e opposizione che versano lauti stipendi ai propri spin doctor incaricati di trovare ogni giorno un motivo di discussione per farsi notare; a premere sul bottone “nascondi” sotto i post di giornalisti e personaggi che più che informare cercano percentuali di share a colpi di sceneggiate.

Poi finalmente, arrivato al picco dei contagi ma anche della sopportazione, e memore dei preziosi consigli di Rolf Dobelli per una disintossicazione dall’abuso di informazione e di informazioni – contenuti nel suo Smetti di leggere notizie pubblicato recentemente da Il Saggiatore – ho deciso di (ri)mettermi a dieta da tutto ciò e di tornare idealmente vicino casa con dei piccoli ma importanti volumi abruzzesi che erano rimasti nascosti sotto pile di fogli appena disegnati da Nina.

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Si tratta di tre titoli assai diversi tra loro, ma legati da un comune denominatore legato al territorio di provenienza, quell’ideale centro geografico d’Abruzzo posizionato attorno al “capoluogo” Sulmona che, per una piacevole coincidenza, è anche quello da cui ultimamente arrivano alcune delle cose più interessanti che leggo quotidianamente sulla mia bolla social (Se non lo fate già vi consiglio di seguire i consigli letterari su Facebook de Il Libraio di Notte, di Popoli, le imprescindibili pagine virtuali di Gotico Abruzzese).

COI BINARI TRA LE NUVOLE

È dalla stazione di Sulmona ad esempio che partono (ma ora sono ovviamente in pausa forzata) i treni storici della Transiberiana d’Italia, probabilmente l’esperienza di turismo (lento) più azzeccata in Abruzzo a oggi. Si tratta di un’iniziativa che, oltre a trasportare anziani giovani e bambini verso le stazioni e i borghi degli Appennini a cavallo tra Abruzzo e Molise ha anche, in parte, un altro merito: e cioè quello di aver contribuito a far conoscere ulteriormente un libro che già di suo, quando uscito nel 2012, aveva fatto parlare molto bene di sé.

Si tratta di Coi binari tra le nuvole. Cronache dalla Transiberiana d’Italia di Riccardo Finelli; un piccolo gioiellino della letteratura di viaggio in cammino pubblicato con la solita lungimiranza da Neo Edizioni, casa editrice già da tempo proiettata nel panorama nazionale ma abruzzesissima di nascita e con sede a Castel di Sangro, proprio lì dove partì l’ultimo treno di quella che una volta si chiamava “la Napoletana” e dove stazionano oggi in una nuova forma i convogli storici che fanno scendere i turisti in una delle tappe più importanti dell’intero giro panoramico.

Il libro è un diario di cammino scritto da chi ha fatto della narrativa di viaggio il suo credo; un cammino sui generis però, perché compiuto – traversina dopo traversina – proprio su quei binari allora appena abbandonati causa scelta, più o meno comprensibile, di depennare dagli orari ferroviari gli ultimi convogli che ancora percorrevano la “mitologica” linea ferroviaria Sulmona-Carpinone.

“[…] e allarga il braccio verso Guado di Coccia, un valico incredibile a “doppia vu”, che separa aquilano e chietino, alleggerendo per un attimo la potenza calcarea della Maiella. Che oltre il passo, in direzione sud-est, risale mutando il nome in Monte Porrara, rimanendo però logicamente un’unica catena, quella della Maiella appunto.
Ma è una terra complicata l’Abruzzo, a cominciare dalla geologia. Perché se per la topografia Maiella e Porrara sono un’unità logica, geologicamente il Porrara è cosa a sé. Sarebbe un pezzo di Morrone, monte a una manciata di chilometri in linea d’aria più a nord, scivolato verso sud nel Miocene, fino ad arrotolarsi contro la Maiella. In fondo pure lui ha seguito il tracciato della ferrovia […]”

Coi binari tra le nuvole è un libro pieno di emozioni e ricordi, di scorci narrati con passione e di decine di animali incontrati lungo il percorso (siamo pur sempre nei territori della Regione dei parchi). Un libro capace di attraversare più di 100 anni di storia e più di 100 chilometri di linea ferrata incastonata in paesaggi mozzafiato, una linea “che per necessità e virtù, circumnaviga, anziché scavare canali di Suez”.

Tra le pagine trovano spazio decine di aneddoti e tante testimonianze, di anziani ed emozionati ferrovieri in pensione ma anche di giovani sindaci impegnati nel tentativo di portare idee nuove su un territorio che una volta rappresentava lo snodo fondamentale della sfida longitudinale all’Appennino e oggi punta a rinnovarsi anche grazie all’ottimo lavoro portato avanti dall’associazione Le rotaie, a cui va dato atto di essere riuscita nel sogno di realizzare in pochi anni il progetto dei treni storici, che al tempo della scrittura di Coi binari tra le nuvole era appena all’inizio.

CRONACHE DALLA RESTANZA

Altri sogni, altri tipi di narrazione e altri tipi di esperienza si ritrovano invece in Cronache della restanza di Savino Monterisi, un libro che più di tutti, purtroppo, sta soffrendo la sfortunata coincidenza di aver incontrato sul suo percorso il lockdown.

Sì perché per volontà dell’autore e del promotore della collana della Riccardo Condò Editore in cui è inserita (guarda caso lo stesso Paolo Fiorucci che risponde al nome de Il Librario di Notte), il libro non è stato inserito nei circuiti tradizionali di vendita. Una scelta a modo suo politica, perché i tempi e i temi del libro non si riconoscono nel sistema di distribuzione odierno e per questo lo stesso autore aveva pensato a una distribuzione a mano o per posta (io me lo son fatto spedire ben volentieri senza ansia di doverlo ricevere per forza il giorno dopo).

cronache dalla restanza presentazione sulmona

Presentazione di Cronache della restanza a Sulmona, il 20 febbraio 2020.

Il calendario delle presentazioni in piccoli borghi e centri culturali cittadini aveva già cominciato a riempire le prime caselle e spero tanto che la sosta forzata non impedisca a Savino di andare a raccontare dal vivo le proprie cronache una volta che tutto questo sarà finito. Perché le sollecitazioni, i pensieri, le visioni e i ricordi dell’autore meritano di essere messi sul tavolo della discussione con chi, allo stesso modo dei giovani sindaci di cui sopra, non vuole arrendersi al destino segnato della fuga dai piccoli borghi dell’entroterra verso la città.

Savino questo viaggio lo ha fatto addirittura al contrario dopo la laurea, lasciando la capitale per lanciarsi all’indietro e senza paracadute nel suo ritorno a Bagnaturo, sotto il monte Morrone, allo scopo di impegnare tutte le forze necessarie a costruirsi una vita nell’unico posto che riusciva a sentire casa sua, anche se le contingenze di una zona in cui con il suo 110 e lode poteva farci ben poco suggerivano di fare tutt’altra scelta.

Ma tant’è, e il suo Cronache della restanza è diventato così una sorta di diario in cui sono stati raccolti una serie di scritti suddivisi in quattro macro aree: Montagne, Persone, Luoghi e Impazienza. Il tema della Restanza tanto caro all’antropologo Vito Teti, trova così nelle pagine di Savino un punto di vista decisamente personale e le montagne sono quelle tutte intorno alla conca peligna, luoghi in cui fino solo a pochi decenni fa si saliva per necessità e che due estati fa hanno invece bruciato a lungo non si sa per mano di chi.

Montagne che per l’autore diventano balconi per osservare la conca sottostante con un’altra visuale e pensatoi nei giorni di “buen retiro”, per ripercorrere le vite delle Persone che hanno preceduto i suoi passi sulle stesse strade e per sbirciare nei Luoghi meno conosciuti anche da chi ci vive a un tiro di schioppo. Il tutto si concretizza infine nell’Impazienza, in cui il Savino giornalista e saggista prova a tirare le somme e a tracciare qualche strada comune da percorrere, insieme ai suoi compagni impegnati nelle lotte ambientaliste in Abruzzo e a chiunque vorrà sedersi sulla stessa panchina o attorno allo stesso tavolo per progettare insieme un futuro a casa propria.

LE PIÙ BELLE FAVOLE ABRUZZESI

C’è un ultimo libro che gira da un po’ tra una camera e l’altra di casa mia e di cui volevo lasciar traccia sul blog prima di potervene parlare presto, spero, in merito a un nuovo progetto che potrebbe veder la luce se l’amico Corona ce lo permetterà. Si tratta de Le più belle fiabe abruzzesi, pubblicato in quella chicca di collana che erano i Tascabili d’Abruzzo della mitica Adelmo Polla Editore e che ho recentemente recuperato su eBay.

Questo libricino da 136 pagine racchiude alcune tra le più belle storie raccolte da Antonio De Nino nel terzo volume dei suoi “Usi e costumi abruzzesi” pubblicati negli ultimi due decenni del 1800, primo esperimento – riuscitissimo – di raccolta di materiali sul folklore abruzzese messo a punto anche in questo caso da un peligno doc, nato a Pratola Peligna nel 1833 e scomparso a Sulmona nel 1907 proprio mentre era impegnato nella redazione dell’ultimo tomo dei suoi usi e costumi.

le più belle favole abruzzesi

Le fiabe di De Nino, al pari di quelle di Gennaro Finamore, vengono citate e raccolte in parte anche da Italo Calvino nelle sue Fiabe italiane del 1956, e provengono da tutto il territorio regionale. Nella versione originale del testo infatti, ogni fiaba era accompagnata dall’elenco dei paesi in cui era arrivata a essere raccontata magari in diverse varianti. A differenza delle raccolte fatte da altri studiosi dopo di lui però, De Nino privilegiò la trascrizione in italiano, e le tracce dialettali sono riscontrabili nei brevi componimenti, filastrocche o canzoncine inserite in testa e in coda a ogni fiaba raccolta.

Un vero cimelio per studiosi e appassionati insomma, o per papà che come me non vogliono far scordare alla propria figlia da dove arriva il suo sangue

Gianluca Salustri

Gianluca Salustri

Abruzzese forte e gentile. Redattore e curatore di contenuti con penna e tastiera. Dal 2006 nel mondo dell'editoria e della comunicazione. Se vuoi scoprire come posso esserti utile qui trovi un riassunto delle mie esperienze e i servizi che offro.
Gianluca Salustri
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