Pupazza abruzzese della libera pupazzeria

La Pupazza abruzzese che è tornata a ballare in piazza

Immaginate una piccola piazza di un piccolo paese tra i monti una sera d’estate. Avete addosso un maglioncino perché nei territori circondati da Gran Sasso, Majella e Velino è sempre meglio averlo a portata di mano. Per scaldarvi, magari, avete appena assaporato un piatto tipico in una delle innumerevoli sagre del territorio. È il momento finale della festa, quando qualche pargolo dorme già nel passeggino e gli anziani stanno cominciando a chiudere le persiane. Rimane solo un ultimo piccolo spettacolo prima della chiusura e della pulizia… Ecco allora che la Pupazza è pronta a fare il suo ingresso da una delle viuzze laterali dove è rimasta ben nascosta a grandi e piccini. È il suo momento, quello che i bambini ancora svegli aspettavano con ansia e che gli anziani guardano già con una lacrimuccia di nostalgia.

Pupazza abruzzese della libera pupazzeria

Quella della Pupazza è una delle tradizioni più longeve di tutto l’Abruzzo e non solo. Oggi però come molte altre “leggende” sta man mano scomparendo sostituita da bel altre forme di divertimento serale (vedi alla voce balli di gruppo in salsa caraibica o anche karaoke). Ma c’è chi non si arrende, e negli ultimi anni ha avviato un progetto di riscoperta di questa antica tradizione unendo arte e manualità, coinvolgimento delle nuove generazioni e rispetto della storia. Parliamo di Massimo Piunti e Silvia Di Gregorio, che a Roio Piano e già dal 2007 hanno dato vita al progetto Libera Pupazzeria. Nel nome, lo capirete, c’è già tutto: una voglia sfrenata di ripercorrere un mondo antico senza tarpare le ali alla fantasia, soprattutto di tutti quei bambini che vengono “iniziati” alla pratica della costruzione attraverso semplici materiali come piccoli pezzi di legno e carta pesta.

Perché sì, tradizione vuole che la Pupazza ballasse in passato a fine delle feste di paese a mo’ di auspicio. È oggi contornata di fumogeni e fuochi d’artificio leggeri pronti a colorare la notte e a ripercorre quel rito che prevedeva il suo incendio, come fosse una strega, per allontanare i cattivi presagi sui raccolti delle stagioni a venire. Un rito profano che oggi, grazie alla Libera Pupazzeria, torna a vivere appunto anche e soprattutto grazie ai laboratori per bambini che il duo organizza un po’ in tutto l’Abruzzo.

I bambini costruiscono la pupazza

Il processo di creazione diventa così momento gioioso e di conoscenza per i più piccoli, chiamati a confrontarsi con una realtà che sembra non appartenergli più, ma che invece è lì dietro l’angolo. Una realtà che potranno conoscere ancora più da vicino qualche ora dopo ad occhi spalancati durante il ballo sfrenato a ritmo di saltarello, quando la Pupazza con la sua intelaiatura leggera che consente a una persona, solitamente del luogo, di poterla “vestire”, comincerà i suoi pazzi giri in piazza. È quello l’attimo in cui tutti, dopo lo stupore iniziale, saranno chiamati a interagire.

E se per i più anziani il tutto sarà un ritorno a un passato fatto di un po’ di tempo dedicato al divertimento e a qualche bicchiere in più prima di tornare al lavoro nei campi, per il resto degli astanti potrà rappresentare un incontro con il folklore come pochi ne troveranno in giro. Con buona pace, a quel punto, di tutti gli improvvisati “salseri” delle sagre di paese.

Il ballo della pupazza abruzzese

 

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Gianluca Salustri

Gianluca Salustri

Abruzzese forte e gentile. Redattore e curatore di contenuti con penna e tastiera. Dal 2006 nel mondo dell'editoria e della comunicazione. Il profilo completo lo trovi in bio.
Gianluca Salustri
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