La scuola elementare in Abruzzo di Edoardo Puglielli

Appunti di lettura del libro di Edoardo Puglielli: per la terra d’Abruzzo un vuoto storico-pedagogico che si colma

 

Recensione di Gianfranco Giustizieri

 

Quando Gabrio Casati, Ministro dell’Istruzione Pubblica, presentò a Vittorio Emanuele II il disegno di legge sull’ordinamento dell’istruzione rilevò l’importanza del documento perché veniva ad incidere sulla cultura e sugli interessi del Regno di Sardegna secondo l’evoluzione della famiglia e della società. Siamo alla vigilia della Seconda guerra d’Indipendenza. Il problema della scuola era tra i più controversi, e interessava diversi soggetti privati e pubblici con due principali attori: lo Stato e la Chiesa. La legge Casati che ne conseguì era concepita secondo un sistema dualistico tra la divisione del settore scuola superiore e scuola primaria e tecnica, sistema che in generale ebbe vita per tutto il secolo XIX. 

La successiva formazione del Regno d’Italia portò, a partire dal 1860, ad estendere in tutte le regioni riunite nello stesso Stato la legge Casati e da questa data prende l’avvio il corposo volume di Edoardo Puglielli La scuola elementare in Abruzzo. Dall’unità d’Italia alla Seconda guerra mondiale, Radici Edizioni, Capistrello, 2025, 266 pagine.

Uno lavoro specifico focalizzato nella terra d’Abruzzo che si avvale di una molteplicità di studi e di personali ricerche, insieme ad analisi statistiche secondo gli anni di riferimento, costituenti il giusto corollario esplicativo. L’opera riempie così un vuoto storico-pedagogico in riferimento alla regione Abruzzo per un settore formativo dedicato a quella scuola primaria dove avvenivano le prime conoscenze culturali indirizzate dapprima al semplice “leggere, scrivere, far di conto”, per combattere l’analfabetismo, e successivamente per una maggiore integrazione nel corpo sociale secondo i dettami delle autorità vigenti.

L’autore scandisce in blocchi esaurienti lo sviluppo delle pagine attraverso un esame puntuale delle condizioni della scuola elementare al suo nascere nel Regno d’Italia dove le differenze nelle regioni del Regno erano enormi, anche se i dati di un altissimo analfabetismo le accomunava. L’esame prosegue con il transito a leggi successive, la Coppino del 1877, la legge Orlando del 1904, la legge Daneo-Credaro del 1911 (passaggio allo Stato delle scuole elementari), l’istituzione dell’Opera contro l’analfabetismo nel 1921, la riforma di Giovanni Gentile del 1923, fino all’approdo all’Opera Nazionale Balilla interessata, in tempi diversificati, ad assorbire l’educazione dei giovanissimi secondo le intenzioni e le direttive della dittatura fascista. Naturalmente l’applicazione riguarda più strettamente l’Abruzzo per rilevare i dati di espansione secondo i diversi territori provinciali, l’attivazione delle diverse scuole (diurne, rurali, private, estive, etc.) ognuna con le proprie funzioni, ma con l’obbligo principale di dare istruzione di base ai ragazzi dai sei ai dodici anni e proseguire poi con i tentativi di sradicamento degli alti tassi di analfabetismo e di fare della popolazione un corpo sociale più omogeneo all’interno di uno Stato nazionale.

Naturalmente l’obiettivo è pedagogico-sociale, lo Stato doveva riprendere i vincoli di gerarchia e di dipendenza stabiliti dalla norma e sottrarre ad altri soggetti gli interessi che si erano evidenziati prima della legge Casati. È un percorso impervio pieno di ostacoli, strutturali, sociali e ambientali, dove le differenze sostanziali impediscono o rendono spesso inevasi i percorsi legislativi. 

Puglielli mette in evidenza le difficoltà, porta il lettore a riflettere sulle disperate condizioni logistiche e materiali, la precarietà delle aule che difficilmente potevano essere individuate con questo nome, i dialetti considerati ostacoli per l’affermazione di una lingua nazionale ma contemporaneamente segnali di cancellazione delle culture locali. Inoltre, prende in esame la figura degli insegnanti malpagati e dimenticati dallo Stato e le loro lotte sindacali, i primi successi e la nascita dell’UMN (Unione Magistrale Nazionale), divenuto il maggior sindacato dei maestri italiani con i congressi abruzzesi nella loro funzione di apripista per le rivendicazioni nazionali e per potenziare la lotta all’analfabetismo nelle aree montane e rurali; all’interno di questi percorsi, i resoconti delle varie esperienze riportati come pagine di letteratura (Antonio Ranucci, Alfonso Postiglione, etc.).

Altro blocco esaustivo di studio e di ricerca è incasellato negli ultimi due capitoli che tracciano percorsi culturali in relazione ai dettami ideologici dei governi e degli uomini in carica.

Tutto ha inizio con il riordinamento dell’istruzione primaria del 1923 e Puglielli si sofferma analiticamente sui provvedimenti voluti dall’allora direttore generale per l’istruzione elementare e conosciuto pedagogista Giuseppe Lombardo Radice, riguardanti i libri di testo da adottare nella scuola primaria e le finalità formative da perseguire. Naturalmente il percorso è tutto ispirato dall’idealismo gentiliano e dall’applicazione pedagogica che Lombardo Radice volle dare. La cultura idealista riprende l’idea di scuola dell’uomo e dell’alunno con l’intento di avvicinare l’esperienza infantile alla cultura nazionale e raggiungere tramite gli alunni ogni famiglia. Così l’approvazione iniziale di un testo di cultura regionale, differenziato secondo le regioni, per le classi del secondo ciclo. Poi le condizioni storiche cambiarono, e Puglielli segue meticolosamente l’iter ministeriale del prima e del dopo: dall’adozione dei testi regionali fino all’anno scolastico 1930-31, quando il testo unico di Stato spazzò via lo studio della cultura regionale e di tutto ciò che essa comportava. Il fascismo aveva posizionato salde radici!

Ma l’autore, prima di abbandonare il prima, dà una dimostrazione concreta alla ricerca e allo studio effettuato con l’esame analitico di un testo o almanacco regionale, licenziato con lode dalla Commissione ministeriale centrale operante nel 1925: La Terra d’Abruzzo e la sua gente, redatto dal maestro Umberto Postiglione (nome ben noto in terra d’Abruzzo e non solo) e inserito nella Collezione di almanacchi regionali pubblicati dalla casa editrice Paravia di Torino. 

La scuola elementare in Abruzzo di Edoardo Puglielli

Foto anno scolastico 1929-1930

Puglielli inserisce nel suo prezioso testo pagine biografiche conoscitive di Umberto Postiglione, ne ripercorre la vita politica, sociale e professionale per terminare con lo sfoglio letterario dei paragrafi scritti e inseriti nell’almanacco citato.

Poi venne il fascismo nella sua pienezza dittatoriale e autocratica. Nell’ampio capitolo Aspetti dell’istruzione elementare nel regime fascista l’autore entra nel vivo dell’organizzazione fascista mossa dalla necessità di rafforzare la propria egemonia politica-economica-sociale-culturale attraverso modifiche sostanziali nell’apparato dello Stato, attuando tutta una serie di provvedimenti totalitari (giuramento di fedeltà per i pubblici dipendenti, obbligo di iscrizione al Pnf, revisione dei programmi scolastici superando la riforma Gentile considerata conservatrice ma non fascista, ecc.). Si viveva nel fascismo e col fascismo, nelle condizioni di un totalitarismo egemone attraverso un preciso disegno politico; era fondamentale creare un apparato corporativo in cui la scuola e gli istituti fascisti di cultura potessero essere gli strumenti per fare incontrare le idee e rivolgerle verso l’azione militante. Per questo la necessità di mobilitare gli intellettuali verso nuovi compiti e di formare i giovani con il detto “le idee e le baionette”.

Puglielli entra nel merito: le organizzazioni giovanili come l’Opera Nazionale Balilla (ONB) e la Gioventù Italiana del Littorio (GIL) costituirono il terreno privilegiato per la formazione dei giovani al dettato fascista, il valore della Patria, i programmi scolastici, etc. tutto al servizio del regime. Quindi un’attenzione particolare alla scuola fin dai primi gradi d’istruzione avente per obiettivo finale l’acquisizione plasmatrice del fine politico. Anche la stampa fu asservita come supporto necessario per questo indottrinamento e Giuseppe Bottai fu il principale regista. Uomo dalle molteplici esperienze, più volte ministro, ideatore della “Carta della scuola” in qualità di responsabile dell’Educazione nazionale, direttore della rivista «Primato» nelle cui pagine troviamo tutta l’ideologia educativa del regime, era l’uomo giusto a cui affidare il compito di organizzare le forze della scuola e della cultura italiana.

Gli esempi dalla terra d’Abruzzo, con particolare riguardo all’istruzione elementare, sono molti e Puglielli con una sapiente ricognizione li affida al lettore.

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