Sopra e sotto la polvere. Tutte le tracce del terremoto – Recensione
Tra polemiche politico-istituzionali, “Festival degli incontri” per il momento rimandato e decine di altre iniziative che hanno visto invece la luce, si è appena concluso un anno importante per l’Aquila, quello della ricorrenza del decennale dal terremoto del 2009.
La “città eventificio”, come piace definirla a Mattia Fonzi – una delle giovani penne giornalistiche più preparate e attente di tutta la città –, si mette così alle spalle 365 giorni che nelle intenzioni di tutti volevano essere di passaggio, e si proietta in questo 2020 con i migliori propositi. È proprio questo, tra l’altro, un anno che già prima del devastante sisma del 2009 era stato indicato come termine entro il quale si sarebbe dovuto attuare il rilancio della città grazie a quel “Piano Strategico dell’Aquila” prodotto dal consiglio comunale di allora.
Un piano che per ovvie ragioni non ha mai potuto vedere la luce così com’era inizialmente e che è stato definitivamente modificato nel 2012, ma in cui manca purtroppo una visione di insieme che consenta una coesione tra centro e periferia e un deciso aumento della qualità della vita grazie a innovazione, cura per l’ambiente, sostenibilità e miglioramento della mobilità. Questo almeno secondo la tesi di un’altra delle giovani penne che meglio hanno saputo indagare tra le righe del racconto di un terremoto che ha rappresentato, in Europa, il primo evento traumatico su grande scala del nuovo secolo.
Parlo di Alessandro Gioia, in arte Alessandro Chiappanuvoli, sociologo che ama definirsi scrivente e che di terremoti si è occupato anche per «Internazionale» nel biennio 2016-17. È suo il saggio Sopra e sotto la polvere. Tutte le tracce del terremoto, pubblicato con coraggio e determinazione dalla casa editrice fiorentina effequ nella sua collana Saggi Pop.

Sopra e sotto la polvere non è infatti un libro semplice e la lunga lavorazione, sia nella scrittura che in fase di editing, ne sono la dimostrazione. La quadra alla fine è stata trovata con una formula originale che tiene conto delle esigenze di un autore bisognoso di mantenere vive contemporaneamente diverse anime, quella di narratore e di sociologo, di romanziere e giornalista di reportage. Sopra e sotto la polvere si possono così trovare diciassette racconti e diciassette saggi brevi intrecciati tra loro; una doppia chiave di lettura utile a umanizzare dati e teorie, per cercare di andare a ricucire quello strappo tra realtà e rappresentazione in cui gli sfollati sono rimasti schiacciati in mezzo per molto tempo.
“Appoggio la penna e penso a quando da noi, dopo che la terra ha tremato, si è creato uno scarto tra realtà e rappresentazione, e noi sfollati ci siamo rimasti schiacciati in mezzo, incapaci di distinguere l’una e l’altra. La polvere non si era ancora posata che già parlavano di costruire una nuova città. Ancora non avevamo pianto i morti che già elogiavano la nostra dignità del dolore. Volevano metterci al centro della scena e ai margini dei poteri decisionali. E ci sono riusciti. Fidatevi, hanno detto, e noi ci siamo fidati”.
I racconti e i saggi di Alessandro si rincorrono capitolo dopo capitolo, divisi fisicamente da una linea immaginaria nel mezzo, e una coppia di segnalibri è indispensabile per non perdersi all’interno di un discorso molto ampio, nel quale si devono fare i conti con tante – e forse anche troppe – domande rimaste ancora senza risposta soprattutto per chi ha perduto i propri cari. A molti quesiti è però in grado di rispondere l’autore sociologo in prima persona, con risultati acclarati e dati circostanziati (come quello delle scuole ricostruite completamente da 10 anni a questa parte: zero), il tutto all’interno di in un articolato crogiolo di emozioni in cui è sempre il racconto a fornire l’assist all’argomentazione sociologica.
Dalla gestione della comunicazione in caso di emergenza alla poca partecipazione concessa ai comitati cittadini; dalla difficoltà di uniformare le procedure della ricostruzione pubblica e privata dopo diversi eventi sismici consecutivi in Italia alla voglia di riappropriarsi degli spazi da parte dei più giovani prima di tutti, Chiappanuvoli analizza e sviscera i più diversi aspetti della vicenda e delle successive narrazioni che ne sono state fatte, fino anche a quella decisamente importante sul processo contro la Commissione Grande Rischi.
L’oggetto di studio e fulcro dell’attenzione dell’autore è sempre lo stesso: la trasformazione della città e dei suoi abitanti, vittime e protagonisti del cambiamento allo stesso tempo, elementi fondamentali in grado di modificare il corso del post emergenza centralizzata e di riappropriarsi di quel qualcosa di proprio ma sempre fino a un certo punto, come nel caso del “popolo delle carriole” e della loro protesta cresciuta settimana dopo settimana per poi rientrare nei ranghi.
E poco importa se le considerazioni finali di Alessandro, che definisce spesso la ricostruzione dell’Aquila come un’occasione persa per (ri)pensare una città e una comunità diverse, potranno forse far storcere il naso a qualcuno. Il suo è un lavoro decisamente importante dal punto di vista dell’approccio e dei contenuti, ed è capace di far conoscere da vicino non solo la realtà del post terremoto aquilano ma anche di offrire, come dice Carola Susani nella prefazione, una “spinta propulsiva”, per vivere la città e per indagarla ancora. Soprattutto negli angoli in cui la polvere si è nascosta più a fondo.
“Le persiane erano di un blu elettrico, troppo acceso rispetto ai colori della campagna intorno, alle montagne imbiancate di prima neve, ai tramonti che in quei giorni vedeva dalla sua finestra verso le quattro e mezzo. Al pianterreno, invece, un porticato di quaranta colonne, dotate di tecnologia antisismica a pendolo scorrevole, faceva da parcheggio. Quei palazzi gli davano la nausea, più penetrante di quella che lo coglieva quando vagava furtivamente nei vicoli del centro appestati dal tanfo del cibo rimasto ad ammuffire”.
Per approfondire:
Prefazione di Carola Susani su Minima et Moralia
Intervista ad Alessandro Chiappanuvoli su Flanerì
Alessandro Chiappanuvoli su Lo stato delle cose a 10 anni dal terremoto
Gianluca Salustri
Latest posts by Gianluca Salustri (see all)
- Cosa c’è da aspettarsi da Libri nell’entroterra - 29 Giugno 2021
- Un po’ di cose che stanno succedendo prima della nascita di Radici Edizioni - 12 Maggio 2021
- Sei anni di blog d’Abruzzo e un nuovo futuro che parte dalle sue radici - 18 Novembre 2020














